Quattro guitti – i fliaci, attori di farse popolari in uso nelle antiche colonie doriche dell’Italia meridionale – muovono emozioni e buffonerie, ripercorrendo i momenti salienti delle famose gesta eroiche del Pelide Achille e della sua ira funesta, testimoni di una storia di guerra e di potere. Ma questa non è una storia di guerra, è una storia di amori, di aspirazioni e di giovani, figli che si confrontano con una realtà in cui la giovinezza è spedita sul fronte, mentre i padri, padroni e potenti, possono continuare a imperare sicuri, nel castello delle proprie certezze. Il testo è strutturato sullo schema delle “ballate”, ispirato a “La canzone di Achille” di Madeline Miller e ai canti omerici. La presentazione del tema in chiave comica e il prologo affidato a quattro buffoni dichiara, in apertura, la natura dell’opera. Una tragicommedia basata su tematiche ben note, appartenenti alla cultura classica, dove il viaggio e l’aspirazione di conquista cedono il passo alla profondità dei sentimenti e dei paradossi.Lo spettacolo si ispira ad una forma di teatro molto antica, alla base del teatro comico occidentale, che nasce e si sviluppa fra il V e III sec a.C. nella Magna Grecia, in particolare modo a Taranto: il teatro Fliacico, a cui si intende ridare luce perché ha influenzato il modo di fare teatro dei latini e successivamente dei comici dell’arte italiani, i quali hanno dato vita al mestiere del teatro moderno. Lo spettatore è condotto tramite la presenza narrante multipla dei fliaci a conoscere ogni personaggio coinvolto nel poema omerico, o meglio, appartenente al panorama entro cui si muovono le vicende narrate da Omero. Con la propria natura istrionica, i fliaci, ripercorrono i momenti salienti della vicenda, legandoli ad altri drammi e personaggi: “Ifigenia in Aulide”, per esempio. Si apre così la possibilità di guardare all’antico con una visione rinnovata che lega Achille a Ifigenia, Ulisse ad Agamennone, segnando nel tema dell’amore e del sogno – il luogo interiore dei propri desideri – il nucleo tematico profondo per cui vale compiere un viaggio immaginario nell’antico.


