I protagonisti di questa storia vengono dalla resistenza: al fascismo, alla violenza, alla fame. Hanno percorso vie diverse: dalle montagne partigiane alle catene di montaggio. Sono arrivati a una medesima destinazione: il Partito comunista italiano. Che a un certo punto delle loro vite si incarna nella figura di un uomo, Enrico Berlinguer.

Questo spettacolo racconta, attraverso la vita e la drammatica morte di un leader tra i più amati e rimpianti d’Italia, la storia di un popolo: in un certo senso, la storia stessa del nostro paese. Luca Telese fa parlare i fatti, i testimoni, i documenti senza rinunciare alla densità dei sentimenti e lega, con il passo delle grandi narrazioni, scorci preziosi sul Berlinguer privato e ricostruzioni di eventi che hanno scosso il mondo, dalla primavera di Praga al golpe cileno. Scorrono così sul palco il delitto Moro, il terremoto in Irpinia, i funerali di Andropov; e in questa temperie le scelte e le parole di un uomo che seppe attraversare un tempo difficile “senza mai perdere gli ideali della propria giovinezza”. Così, nei 75 minuti di questa emozionante narrazione, si sorride, si ricorda, si inghiottono lacrime e si trova ispirazione per il futuro.

“Non c'è apologia, e nemmeno agiografia in questo racconto: solo un'asciutta e preziosa esattezza, in cui la normalità di quella classe dirigente, rispetto alla irresponsabile follia di quella presente, sembra davvero un bene rifugio” scrive Luca Telese, che unendo la sua voce a quelle degli uomini della scorta, dei figli di Enrico, dei preziosi archivi dell’epoca, costruisce il racconto corale di una stagione insieme perduta e attualissima. Perché la storia non è finita e le sfide che non solo la sinistra, ma l’Italia tutta si trova davanti arrivano dritte da quei giorni. «Quello emesso dalla scorta di Berlinguer non è il sospiro nostalgico per un passato che non tornerà mai: è il seme di una storia che oggi può far nascere nuovi frutti con il suo esempio. Una, dieci, mille, scelte di vita.»